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giovedì 11 luglio 2024

LUOGHI DEL CUORE. NOTO

NOTO

Il paesaggio urbano di Noto non è più quello di una volta, colpa del terremoto che nel 1693 distrusse completamente la città antica e causò quasi 60.000 morti, cosa che nessuno dei vari invasori era riuscito a fare mai, grazie anche alle alte mura che hanno circondato la città, parti delle quali sono ancora in piedi. Dopo il terremoto, la città fu ricostruita in una posizione più vicina al Mar Ionio. Grazie al lavoro del Marchese di S. Alfano Landolina, che progettò il nuovo sistema di reti stradali della città, e agli architetti Rosario Gagliardi e Vincenzo Sinatra, Noto tornò in vita con un'impronta completamente nuova, diventando il gioiello dell'architettura barocca. Corso Vittorio Emanuele che inizia da Porta Reale è la strada principale di Noto, il cuore della città che racchiude l'essenza del barocco siciliano. Lungo il Corso si trovano diverse imponenti dimore, magnifiche chiese e splendidi edifici, risultato del geniale lavoro di architetti e ingegneri che hanno ricostruito la città. Piazza del Municipio, nel mezzo del Corso, custodisce un gioiello straordinario per la sua bellezza: la Cattedrale di San Nicolò. In piedi su di una imponente rampa di scale, la chiesa madre incorpora l'essenza del barocco combinata con elementi eclettici. Ciò può essere trovato in particolare nell'imponente facciata che incorpora alcuni dettagli neoclassici. Fu progettata da Gagliardi e l'edificazione iniziò pochi mesi dopo il terremoto, ma fu completata solo nel 1776 sotto la supervisione di Bernardo Labisi.


Noto è stato il punto d’inizio e anche il termine della nostra breve e stupenda vacanza nella Sicilia sud-orientale. La sera del nostro arrivo abbiamo cenato assai bene in un ristorante carino posto proprio di fronte a Palazzo Nicolaci, una bella espressione dell'opulenza barocca che permea la città, e dopo cena abbiamo gironzolato un pochino tra le vie stupendamente illuminate.

A Noto abbiamo speso il nostro ultimo pomeriggio di vacanza. Approfittando fosse una domenica, villeggianti e residenti tutti al mare, abbiamo potuto visitare la città in tutta calma e tranquillità, non prima di una deliziosa sosta in una bella pasticceria dove abbiamo consumato un’abbondante merenda (a nostra discolpa... avevamo saltato il pranzo!) con gelato al cioccolato, cannolo e cassatina: il dovere professionale di assaggio non mi abbandona mai.
Per finire in bellezza, ottima cena in un ristorantino ubicato sulla piazza del Teatro, nei pressi della Fontana di Ercole. Siamo rientrati da questa vacanza pieni di meraviglia, di stupore e del ricordo di cibo sempre buonissimo, il dolce come il salato.

Se però vi aspettate che io metta in produzione i cannoli siciliani, mi tocca deludervi!! I cannoli che ho mangiato erano sempre squisiti, riempiti al momento con ingredienti fantastici. Non potrei proporvi nemmeno una copia molto sbiadita! Se per alcuni dolci del nostro magnifico Sud sono riuscita ad ottenere risultati che sono molto apprezzati e dei quali non potete più fare a meno, basti dire pasticciotti e ho detto tutto, sui cannoli alzo bandiera bianca.
Il mio bene amato, però, mi ha già detto di voler tornare presto in Sicilia esplorandone ovviamente un’altra zona.

E da qualche settimana Giulia ed io ci stiamo impegnando per proporvi la nostra personale versione di un dolce palermitano: l’Iris! Un pane dolce, nella sua versione originalissima andrebbe addirittura fritto ma noi lo cuoceremo al forno, ripieno di ricotta, zucchero, cioccolato e zest d’arancia.
Una vera leccornìa! Più che una colazione un “brunch”, un quasi pranzo!
Qualcuno, oltre al tester ufficiale ovviamente, ha già assaggiato le sperimentazioni di queste ultime settimane ma ora credo proprio di poter dire che il nostro “Iris Su Misura” è pronto per voi. Lo troverete, solo, il mercoledì! Segnate in agenda.

Iris Su Misura


mercoledì 17 giugno 2020

IL MONDO IERI, IL MONDO OGGI

"Immagina questo coperto di grano, 
immagina i frutti e immagina i fiori 
e pensa alle voci e pensa ai colori 
e in questa pianura, fin dove si perde, 
crescevano gli alberi e tutto era verde, 
cadeva la pioggia, segnavano i soli 
il ritmo dell'uomo e delle stagioni..." 

Il testo che ho riportato è parte della canzone di Francesco Guccini “Il vecchio e il bambino” contenuta nell'album “Radici” uscito nel 1972. 
Credo di aver imparato questa canzone quando avevo circa 8 anni e Francesco Guccini, secondo me un poeta (non credo solo secondo me!), ha accompagnato la mia infanzia, adolescenza e l’età adulta; io ho ancora i suoi vinili, tra cui “Radici”, appunto. In questi giorni in cui si è festeggiato il suo ottantesimo compleanno non ho potuto fare a meno di pensare a questa canzone, “Il vecchio e il bambino”, nella quale un vecchio (il nonno, io ho sempre immaginato) racconta ad un bambino com'era il mondo prima… prima che la mano umana distruggesse tutto. 

Non è che voglio rattristarvi, però mi ha colpito molto pensare, alla luce degli ultimi accadimenti, che quasi 40 anni fa si cantasse di un mondo distrutto per mano dell’essere umano che con la sua ingordigia non aveva saputo custodire il prezioso pianeta su cui si trovava. Forse avremmo potuto (dovuto) comportarci meglio noi umani, no? 

In questi mesi, durante i quali abbiamo vissuto una emergenza sanitaria che ci ha imposto chiusura di attività, blocco dei rapporti sociali, periodi di solitudine, ci siamo chiesti a chi dare la colpa di questa situazione, come ne saremmo usciti, se tutto questo ci avrebbe migliorato o quantomeno spinto a riflettere sui nostri stili di vita, a considerare l’importanza dei rapporti interpersonali. 

Questo periodo che abbiamo vissuto, e stiamo ancora vivendo. ci sta mettendo a dura prova; e quindi penso che valga davvero l’occasione di ripensare a noi stessi anche nelle piccole e piccolissime cose quotidiane. Finalmente abbiamo potuto tornare ad uscire, a muoverci, a rivedere gli amici, a frequentare i luoghi a noi cari. Bisogna però avere tanta pazienza, tanto rispetto per gli altri e per il lavoro degli altri, rallentare un pochino il ritmo per assaporare quello che credevamo perso, forse per sempre. 

Noi ci stiamo dando un gran da fare per darvi tutta l’accoglienza, il conforto, le coccole di cui avete bisogno, nonostante le limitazioni e i piccoli disagi che la situazione contingente comporta. Proprio per questo, anche se il periodo è difficile, abbiamo deciso di investire una parte del sostegno economico ricevuto per cambiare il look della nostra corte; da pochi giorni sono arrivati i nostri nuovi tavolini e sedie: di metallo, rotondi, più grandi e specifici per esterno e facili da pulire e tenere in ordine, ma soprattutto molto coloranti e di vago sentore provenzale. Siamo molto contente e anche voi ne siete stati entusiasti! 


Al primo ordine, testato il successo, ne abbiamo aggiunto un secondo con ancora un paio di tavoli e sedie aggiuntive, con la speranza che a breve le distanze si possano un filo ridurre. Per un’estate piena di sole e di colore! Così anche chi, purtroppo, non potrà andare in vacanza, venendo da noi potrà illudersi di trovarsi immerso nella Provenza o (per i più fantasiosi!) in una località di mare! 

Ed ora ecco a voi la ricetta della settimana: 


TORTA RICOTTA E LIMONE 
Gr 300 pasta frolla 
Gr 250 ricotta 
Gr 50 uova (pari a 1 uovo) 
N 1 scorza limone grattugiato (utilizzare limone non trattato) 
Gr 125 zucchero a velo 

Sbattere la ricotta con l’uovo e gli aromi, aggiungere lo zucchero a velo e lavorare fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo. Foderate di frolla uno stampo diametro 26 e versateci il composto di ricotta. Decorate la superficie con strisce di frolla e cuocete in forno preriscaldato a 180°C per 35/40 minuti.