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mercoledì 22 luglio 2020

AMORE CHE VIENI, AMORE CHE VAI

"Quei giorni perduti a rincorrere il vento 
a chiederci un bacio e volerne altri cento 
un giorno qualunque li ricorderai 
amore che fuggi da me tornerai 
e tu che con gli occhi di un altro colore 
mi dici le stesse parole d'amore 
fra un mese fra un anno scordate le avrai 
amore che vieni da me fuggirai…"
(F. De André, 1966) 

Ricordo quando ero bambina che mia mamma adorava Fabrizio De André, ascoltavamo le sue canzoni di continuo, in effetti l’album preferito dalla mia mamma era “Storia di un impiegato”

In questi giorni, pensando a quanto avrei voluto dirvi questa settimana, mi è tornata in mente la canzone che vi ho citato perché in “Amore che vieni, amore che vai” si parla della caducità del sentimento e della mutevolezza dell'amore, la sua contraddittorietà. Non che sia mia intenzione “filosofeggiare” d’amore, quantomeno non dell’amore in senso stretto, dell’amore di coppia, bensì dell’amore come sentimento che pervade tutta la nostra vita e tutte le relazioni che via via andiamo instaurando. 

Anche nell'amicizia c’è un forte legame amoroso, e quanto si sta male quando si perde l’amicizia di una persona che credevamo punto fermo nella nostra vita! Mi è capitato una volta quasi venti anni fa e ne soffro ancora. 

Ma allargando un pochino la visuale vediamo che la vita è fatta di continue relazioni, di nuovi ingressi, di nuove partenze; ogni relazione con l’altro sia anche solo una conoscenza superficiale o magari un rapporto lavorativo ci coinvolge e crea in ogni caso un legame. Siamo felici quando una nuova persona entra nella nostra vita; magari ci resta per poco, a volte per qualche anno, a volte per sempre. 

Le persone possono uscire dalla nostra vita in modo spontaneo, quasi senza che noi ce ne possiamo accorgere, altre volte se ne vanno in modo “consenziente”, altre volte ancora lasciano ferite. Qualche volta le ferite si rimarginano, altre restano per sempre insieme ad un carico di dolore, delusione, tristezza. 

Penso però che ogni persona che entra nella nostra vita, anche quando ne esce “male” o ci fa pensare “maledetto il giorno che ti ho incontrato!”, porta con sé comunque qualche cosa di buono, di positivo. Ci ha in ogni caso permesso di fare un pochino di strada insieme, di cogliere occasioni, di realizzare progetti che magari senza quella persona sarebbero stati più difficili. Certo può succedere che rimanga una traccia di amarezza per qualcosa di non detto, per una mancata sincerità o per scarsa lealtà. Questo capita perché anche uscire dalla vita di qualcun altro è un processo difficile. Così come tanto impegno richiede restare nella vita di una persona, con la speranza o il buon proposito di restarci per sempre. 

La cosa importate credo che sia fare sempre tesoro delle presenze che di man in mano popolano la nostra vita perché la vita è fatta di relazioni, di comunicazione, di amore e amicizia, e altrettanto importante è saper superare le “uscite” anche se improvvise e non previste. E guardare avanti sapendo che qualcuno di nuovo, forse, sta già aspettando di entrare in contatto con noi. 

Spero non avervi troppo annoiato con questi miei pensieri, ma se così fosse mi farò perdonare lasciandovi la ricetta della settimana: pasta frolla saracena

Il procedimento per ottenere la frolla è lo stesso per le altre frolle di cui vi ho lasciato dose. Questa è ottima per produrre biscotti o crostate con marmellate di frutti di bosco (lamponi, more, mirtilli). 

Buon lavoro! 

PASTA FROLLA SARACENA
Gr 250 burro 
Gr 300 zucchero 
Gr 50 uova (n 1) 
Gr 125 farina nocciole 
Gr 175 farina mandorle 
Gr 125 farina grano saraceno 
Gr 190 farina di riso


mercoledì 8 luglio 2020

UN RAGGIO DI SOLE!

"Ognuno ha il suo raggio di sole 
Ognuno ha una stella lassù 
Ognuno ha un domani, un forse un chissà 
Perché in cielo è scritto 
Che ognuno ha diritto 
A un grammo di felicità"
(Quartetto Cetra, 1958) 

Il Quartetto Cetra è stato un quartetto vocale italiano, attivo a partire dagli anni quaranta fino agli anni novanta; caratterizzati da notevoli capacità vocali evidenti nelle armonizzazioni delle canzoni e da testi spesso umoristici, ma sempre di buon gusto. Sono stati uno dei gruppi musicali italiani più longevi. Io ho dei ricordi delle trasmissioni televisive in cui erano spessissimo presenti e che vedevo da piccola, sul finire degli anni sessanta e inizio anni settanta. La televisione allora era tutta un’altra cosa! 

La canzone da cui ho tratto la strofa e alla quale ho rubato il titolo per il mio piccolo scritto settimanale, risuona di ottimismo, di luce, di felicità. E mi è parsa adatta al mio animo dopo la settimana appena trascorsa in Pasticceria. 

Abbiamo sperimentato tre aperture pomeridiane con un orario consono al gran caldo di luglio, dalle 16.00 alle 19.00, abbiamo riaperto la Domenica mattina dalle 8.30 alle 12.00 e le nostre ragazze sono tornate, solo parzialmente per ora, a darci una mano. E tutto questo sa di ritorno alla vita, ha il sapore buono di cose conosciute, ha il potere taumaturgico di calmare un pochino le mie ansie (cosa difficilissima, lo sapete!). 

Il risultato, mi sento di azzardare, è confortante, tenendo conto che comunque per il nostro lavoro questo è il periodo di minimo visto che con il caldo il consumo di dolci e pasticcini tende un po’ a calare mentre aumenta la voglia di dieta pro tintarella; molti, magari non potendo andare in vacanza, cercano in ogni caso lidi lacustri dove rinfrescarsi e trascorrere tempo spensierato piuttosto che passeggiare per le vie assolate della città. 

Una parola in più la vorrei spendere sulla nostra prima Domenica che proprio mi è piaciuta! 
Ho rivisto tante persone, i clienti della Domenica, ma anche persone nuove, tutti carini, gentili e rispettosi. In particolare mi ha colpito un signore tanto gentile che nel tentativo di spostarsi dal tavolino assolato alla panchina ombreggiata è riuscito a rovesciare il suo caffè facendolo confluire tutto nel piattino senza mandarne in giro neanche una goccia salvando la camicia e i pantaloni. È rientrato in negozio con il suo vassoietto e un’aria cosi mortificata! Ho provveduto a rifargli subito il caffè e mi sono permessa di offriglielo strappandogli un sorriso di gratitudine e due chiacchiere simpatiche. A volte è cosi semplice avere un grammo di felicità! 

Per questa settimana ho scelto per voi la ricetta dei Novariso, biscotto friabile e dolce, versione con farina di riso dei più classici “novaresi”


NOVARISO 
Gr 150 uova (n. 3 uova) 
Gr 70 tuorli (circa 3 tuorli, tenete albume da parte in frigo per altri usi) 
Gr 13 miele 
Gr 180 zucchero 
Gr 250 farina di riso 
Gr 5 polvere lievitante 

Montate uova, tuorli, miele e zucchero con una piccola planetaria o con fruste elettriche; quando sono ben montanti unite delicatamente con una spatola la farina setacciata con la polvere lievitante. Utilizzando una sac a poche fate delle striscioline di impasto, su teglie con carta da forno, e ricopritele di granella di zucchero. Cuocete a 200°C per 5/6 minuti. Attenzione che colorano velocemente!

mercoledì 3 giugno 2020

IL MIO FUTURO... UNA CITTA' CHIAMATA LECCO

"Lungo la strada 
Tante facce diventano una 
Che finisci per dimenticare 
O la confondi con la luna 
Ma quando ti fermi 
Convinto che ti si può ricordare 
Hai davanti un altro viaggio 
E una città per cantare..."
(Ron, 1980) 

I miei nonni materni erano milanesi, il mio nonno paterno era milanese mentre la nonna era francese e mio padre era nato in Francia, trasferitosi con la famiglia a Milano durante la guerra. I miei genitori vivevano a Milano e si erano trasferiti in Brianza nel 1960, anno del loro matrimonio, dove mio padre aveva una piccola azienda artigiana che lavorava l’ottone. Mia mamma, che lavora da lui come impiegata, dopo il matrimonio ha continuato a lavorare con il babbo tenendo la contabilità. Mio padre era un uomo d’altri tempi, mia madre invece è stata sempre una donna avanti, era già moderna negli anni 60. All'età di 4 anni mia mamma mi iscrisse, al traino di mia sorella che ha tre anni più di me, al gruppo scout di Cantù. All'epoca esistevano due associazioni: AGI, Associazione Guide Italiane (femmine) e l’ASCI (Associazione Italiana Scout Cattolici italiani, maschi e cattolici). Le due associazioni nel 1974 si fusero dando vita all’AGESCI (Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani). 

Ho dei ricordi bellissimi dei miei primi anni con le “coccinelle”, cosi si chiamavano allora le bambine più piccole. Avevamo la nostra “sede”, luogo di ritrovo del Sabato pomeriggio e base di partenza per le incursioni domenicali, in una mansarda con il pavimento di mattonelle e il soffitto di travi di legno, odore di muffa e di rose. Don Adolfo Asnaghi (1917-2007), il nostro assistente, grande e indimenticato sacerdote ambrosiano, professore, scrittore, filosofo, formatore, ci raccontava ogni Sabato storie meravigliose che ai nostri occhi di bambine parevano magiche. Ho vissuto lo scoutismo, grande esperienza di vita, fino ai 25 anni, passando dalle coccinelle alle guide, poi al noviziato, poi come scolta in clan/fuoco e poi, da grande, come capo reparto e maestra di noviziato. 

Il gruppo di Cantù faceva parte della “zona” di Lecco. Io ricordo con fastidio le noiose riunioni che si tenevano a Lecco. 
Allora Lecco era una città troppo distante dalla nostra realtà, distante per chilometri e anche per mentalità, ed era una città industriale e brutta. Il recupero del lago e del centro storico non erano ancora avvenuti. 

Tenete conto che quello di cui vi parlo risale a più di trent'anni fa ed allora se qualcuno mi avesse detto che un giorno Lecco sarebbe diventata la mia città di elezione, la città della mia attività, del mio lavoro, dei miei sogni, lo avrei preso per pazzo. 
Nel mio futuro l’unica città che poteva avere posto era Milano, patria dei miei studi universitari, della mia prima vita lavorativa nonché città in cui sono nata. Certo avrei amato Parigi, la città più bella del mondo e che ho frequentato molto per motivi di svago e di lavoro. Ma Lecco! Lecco, no dai…. 

E invece mi ritrovo a Lecco, una città che nel corso degli anni ha indubbiamente saputo valorizzare le proprie bellezze, il lungo lago, il centro storico, la passeggiata di Pescarenico e che da quasi otto anni è sede di Pasticceria Su Misura

Non è stato facile, non lo è nemmeno ora, tanto più adesso che faticosamente stiamo cercando di curare le profonde ferite che la pandemia, ancora in corso (inutile illudersi! Non è tutto passato!) ha lasciato. Conquistare la fiducia dei lecchesi, il saper rispondere che la nostra unicità è unica, che Pasticceria Su Misura esiste perché nata da un sogno e che testardamente vuole continuare a sognare e a farvi sognare con dolci che si rifanno solo a loro stessi, all'inventiva del nostro laboratorio e alla nostra capacità di reinventare dolci che esistono da sempre. 

Ci stiamo mettendo anima, cuore, cervello, fatica, impegno, Ilaria ed io, per andare avanti e sappiamo che vi abbiamo dalla nostra parte. E sono certa che mi perdonate quando vi dico che no, non sono di Lecco, e che le strade e gli angoli suggestivi di Lecco li ho conosciuti nei mesi di Marzo e Aprile quando, con la Pasticceria chiusa abbiamo continuato ad esservi vicine con le consegne a domicilio. Servizio che non si è fermato, prosegue anche ora con la Pasticceria aperta (sui nostri profili trovate tutte le informazioni in merito). 

Vi abbraccio forte e vi lascio la consueta ricetta settimanale. Però fatemi sapere come vanno i vostri esperimenti!


SAVOIARDI DI RISO 
Gr 250 zucchero 
Gr 200 albumi (circa 6/7 uova) 
Gr 180 tuorli (circa le uova di cui avete usato gli albumi) 
Gr 50 miele 
Gr 200 farina di riso 
Gr 30 farina di mais fumetto 
Gr 100 fecola 

Mettete i tuorli in una ciotola ampia e frustateli poco con il miele (non dovete montarli). 
Unite gli albumi montati a neve con lo zucchero, mescolando dal basso verso l’alto. 
Unite per ultime le farine setacciate. Con l’aiuto di una sac a poche formate su teglie, con carta da forno, dei bastoncini e spolverizzateli con zucchero a velo. 
Cuocete in forno a 200°C per 8 minuti.

mercoledì 27 maggio 2020

UN EURO, UN EURO PER UN CAFFE'!

“Un cavallo, un cavallo, il mio regno per un cavallo!”

È l’invocazione che Shakespeare mette in bocca al Re Riccardo III che, sconfitto nella battaglia di Bosworth Field, cerca disperatamente un cavallo per sfuggire alla morte (Riccardo III, The Life and Death of King Richard III, Vita e morte di re Riccardo III, ultima di quattro opere teatrali nella tetralogia minore di William Shakespeare sulla storia inglese) 

Concordo con voi che il mio incipit oggi è un po’ avulso dal tema che vorrei toccare, ma confesso che mi piaceva l’assonanza con il titolo che ho dato a questo mio breve scritto per voi. 

Pasticceria Su Misura ha finalmente riaperto, dal 9 maggio solo con servizio asporto e ritiro ordinazioni, e dal 18 maggio con attività un pochino più “fluida”: tavolini all'esterno, ombrellone posizionato cercando di dare ombra alla nuova disposizione dei tavoli che devono restare distanziati di un metro, numero massimo di tre persone che possono entrare in negozio, più la presenze di due operatori, cosa che mi permette di scendere dal mio laboratorio e sostare un attimo in negozio almeno per un saluto, possibilità di bere il caffè al banco (tra noi e voi c’è un metro abbondante). 

Certo, non è questa la piena operatività ma speriamo che le cose, anche se molto lentamente, vadano migliorando. L’assenza delle scuole, lo smart working, il caldo e la voglia di fuga che è un po’ in tutti noi certo sono fattori che non stanno dalla nostra parte, ma noi proseguiamo fiduciose con il nostro approccio di sempre, fatto di cordialità, simpatia, gentilezza, attenzione al cliente. 

Di tutto questo fa parte anche il fatto, e ci tengo a sottolinearlo viste le polemiche che l’hanno fatta da padroni in questi giorni sui social, alla radio e anche sulla carta stampata, che i nostri prezzi sono rimasti invariati, a partire dal caffè
Nel nostro negozio già da inizio anno, quando l’aumento del prezzo della tazzina era in corso, è affisso un cartello con scritto “il nostro caffè costa sempre 1,00 euro”. E continuerà a costare 1,00 euro, nonostante due mesi di chiusura e migliaia di euro di mancati incassi, nonostante le spese sostenute per poter riaprire: colonnina e gel per sanificare le mani, plexiglass per la parte del banco bassa e termometro (già ordinati e in attesa di consegna), guanti e mascherine (grazie a Max Service e Matteo Pet Queen per mascherine che almeno non ci fanno sembrare infermiere), consulenza per il rinnovo documento valutazione rischi per tener conto della nuova realtà emergenziale e parecchi altri. Senza contare la fatica fisica di Ilaria e mia per ripulire da capo a fondo i locali dopo tante settimane chiuse. Nei costi di riapertura posso tranquillamente mettere anche quello che deriva da un afflusso contenuto di persone, dovendo rispettare le regole del distanziamento, che certo non aiutano a far salire gli incassi. 

Nonostante tutto questo noi andiamo avanti fiduciose e speriamo che si torni presto a una vitalità piena, speriamo che le nostre ragazze possano tornare presto (al momento con i limiti imposti e il questo ritmo di lavoro non è purtroppo ancora ipotizzabile) e speriamo quindi di poter tornare anche ai nostri consueti orari e apertura 7 giorni su 7. 

Per ora continuiamo a sperimentare, portando l’orario di apertura dalle 7.30 alle 14.00 sempre dal Lunedì al Sabato. 
Vi ricordo che resta sempre attivo il servizio di CONSEGNE A DOMICILIO

E a voi una ricettina facile facile! 



PASTA FROLLA RISO MAIS 
Gr 225 burro 
Gr 190 zucchero 
Gr 140 tuorlo (circa il rosso di 7 uova) 
Gr 4 polvere lievintante 
Gr 250 farina di riso 
Gr 175 farina di mais 

Il procedimento è identico a quello della frolla classica (andate a vedere la ricetta della torta pere  e cioccolato e trovate la dose per la frolla e le modalità da seguire). 
Una frolla, questa, buona e gustosa, senza farina di frumento, da utilizzare per biscotti o fondi per torte. 
Buon lavoro