mercoledì 24 giugno 2020

DOMENICA E' SEMPRE DOMENICA

"Domenica è sempre domenica 
Si sveglia la città con le campane 
Al primo din-don del Gianicolo 
Sant'Angelo risponde din-don-dan 
È domenica per poveri e signori 
Ognuno può dormir tranquillamente 
Né clacson, né sirene, né motori 
Si sveglia la città più dolcemente"

Mario Riva, presentatore de “Il Musichiere” alla fine degli anni ’50, cantava questa canzone al termine della trasmissione televisiva. Sono risalita fino a quella lontana epoca per aver la scusa di parlare, di nuovo, della Domenica: giorno di riposo e di svago per la maggior parte di noi, ma giorno di lavoro per tanti altri. 

Domenica scorsa, complice il tempo meraviglioso, abbiamo fatto una strategica gita di 24 ore verso i monti! Un mare di verde e di blu ha riempito i miei occhi e il mio cuore e, pur se per un breve lasso di tempo, la mia testa è riuscita a staccarsi da tutti i problemi e le ansie, e a godere a pieno della natura. Posso dire di avere sperimentato attimi di pura felicità! È una cosa rara, perché io credo (forse sono troppo pessimista) che non si possa essere sempre felici, sereni sì, tranquilli, calmi, rilassati, ma la felicità! La felicità è fatta di attimi fuggenti che bisogna essere preparati a gustare! 

Fatto punto sulla bellissima Domenica trascorsa, che lo crediate o no, il lavoro domenicale mi manca un po': il ritmo lavorativo da Lunedì a Sabato mi scombussola e le fughe strategiche mi piacciono di più quando comprendono il Lunedì, con meno gente e meno traffico nel rientro (se poi, come capitato qualche volta, sono fughe da Sabato pomeriggio a Lunedì allora è proprio festa! Ma per il momento bisogna accontentarsi). 

Poco alla volta, nonostante il ritmo lavorativo sui minimi, sia per le note vicende che per la stagionalità, cerchiamo di fare timidi passi verso un ritorno alla normalità. 
Ed è con gioia, unita a parecchia trepidazione mescolata a un filo di titubanza e con i classici incroci di dita, che vi preannuncio, magari sottovoce che quasi anche io non ci credo, che per il mese di Luglio abbiamo previsto di riaprire la Domenica mattina, dalle 08.30 alle 12.00, e i pomeriggi di Mercoledì, Giovedì e Sabato dalle 16.00 alle 19.00. 

È un pochino un esperimento, forse anche un po’ un azzardo specie ora che pare scoppiato il grande caldo, e molti preferiranno passare i pomeriggi a prendere il sole in riva al lago o tenteranno fughe domenicali dalla città e ricerca di angoli non troppo affollati. 

Ma noi contiamo su tutti quanti avranno voglia di splendide colazioni e merende nella nostra corte stile provenzale, trés trés chic, e poi anche di un dolcino da portare agli amici per la cena insieme ai fiori per la padrona di casa e una buona bottiglia di bollicine! 

Vi lascio oggi la ricetta dei biscotti al Kamut, buoni, digeribili e con tanta frutta secca che fa così bene!

BISCOTTI KAMUT 
Gr 500 farina di kamut 
Gr 200 burro 
Gr 350 zucchero 
Gr 100 farina di nocciole 
Gr 100 nocciola tritate grossolanamente 
Gr 200 mandorle naturali (con la buccia marroncina) tritate grossolanamente 
Gr 150 uova (numero 3 uova) 

Lavorate con la spatola burro e zucchero, unite le uova e per ultime farine e frutta secca. 
Stendere in un quadrato alto mezzo centimetro e lasciare raffreddare in frigo almeno un’ora. Tagliare il quadro a rettangoli, decidete voi la misura che più vi piace, e cuocete in forno preriscaldato a 180°C per 15 minuti.

mercoledì 17 giugno 2020

IL MONDO IERI, IL MONDO OGGI

"Immagina questo coperto di grano, 
immagina i frutti e immagina i fiori 
e pensa alle voci e pensa ai colori 
e in questa pianura, fin dove si perde, 
crescevano gli alberi e tutto era verde, 
cadeva la pioggia, segnavano i soli 
il ritmo dell'uomo e delle stagioni..." 

Il testo che ho riportato è parte della canzone di Francesco Guccini “Il vecchio e il bambino” contenuta nell'album “Radici” uscito nel 1972. 
Credo di aver imparato questa canzone quando avevo circa 8 anni e Francesco Guccini, secondo me un poeta (non credo solo secondo me!), ha accompagnato la mia infanzia, adolescenza e l’età adulta; io ho ancora i suoi vinili, tra cui “Radici”, appunto. In questi giorni in cui si è festeggiato il suo ottantesimo compleanno non ho potuto fare a meno di pensare a questa canzone, “Il vecchio e il bambino”, nella quale un vecchio (il nonno, io ho sempre immaginato) racconta ad un bambino com'era il mondo prima… prima che la mano umana distruggesse tutto. 

Non è che voglio rattristarvi, però mi ha colpito molto pensare, alla luce degli ultimi accadimenti, che quasi 40 anni fa si cantasse di un mondo distrutto per mano dell’essere umano che con la sua ingordigia non aveva saputo custodire il prezioso pianeta su cui si trovava. Forse avremmo potuto (dovuto) comportarci meglio noi umani, no? 

In questi mesi, durante i quali abbiamo vissuto una emergenza sanitaria che ci ha imposto chiusura di attività, blocco dei rapporti sociali, periodi di solitudine, ci siamo chiesti a chi dare la colpa di questa situazione, come ne saremmo usciti, se tutto questo ci avrebbe migliorato o quantomeno spinto a riflettere sui nostri stili di vita, a considerare l’importanza dei rapporti interpersonali. 

Questo periodo che abbiamo vissuto, e stiamo ancora vivendo. ci sta mettendo a dura prova; e quindi penso che valga davvero l’occasione di ripensare a noi stessi anche nelle piccole e piccolissime cose quotidiane. Finalmente abbiamo potuto tornare ad uscire, a muoverci, a rivedere gli amici, a frequentare i luoghi a noi cari. Bisogna però avere tanta pazienza, tanto rispetto per gli altri e per il lavoro degli altri, rallentare un pochino il ritmo per assaporare quello che credevamo perso, forse per sempre. 

Noi ci stiamo dando un gran da fare per darvi tutta l’accoglienza, il conforto, le coccole di cui avete bisogno, nonostante le limitazioni e i piccoli disagi che la situazione contingente comporta. Proprio per questo, anche se il periodo è difficile, abbiamo deciso di investire una parte del sostegno economico ricevuto per cambiare il look della nostra corte; da pochi giorni sono arrivati i nostri nuovi tavolini e sedie: di metallo, rotondi, più grandi e specifici per esterno e facili da pulire e tenere in ordine, ma soprattutto molto coloranti e di vago sentore provenzale. Siamo molto contente e anche voi ne siete stati entusiasti! 


Al primo ordine, testato il successo, ne abbiamo aggiunto un secondo con ancora un paio di tavoli e sedie aggiuntive, con la speranza che a breve le distanze si possano un filo ridurre. Per un’estate piena di sole e di colore! Così anche chi, purtroppo, non potrà andare in vacanza, venendo da noi potrà illudersi di trovarsi immerso nella Provenza o (per i più fantasiosi!) in una località di mare! 

Ed ora ecco a voi la ricetta della settimana: 


TORTA RICOTTA E LIMONE 
Gr 300 pasta frolla 
Gr 250 ricotta 
Gr 50 uova (pari a 1 uovo) 
N 1 scorza limone grattugiato (utilizzare limone non trattato) 
Gr 125 zucchero a velo 

Sbattere la ricotta con l’uovo e gli aromi, aggiungere lo zucchero a velo e lavorare fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo. Foderate di frolla uno stampo diametro 26 e versateci il composto di ricotta. Decorate la superficie con strisce di frolla e cuocete in forno preriscaldato a 180°C per 35/40 minuti.

mercoledì 10 giugno 2020

QUANDO SARO' GRANDE

Ti hanno iscritto
A un gioco grande
Se non comprendi
E se fai domande
Chi ti risponde
Ti dice "è presto"
Quando sarai grande
Allora saprai tutto
Saprai perché
Saprai perché
Quando sarai grande
Saprai perché..
(Edoardo Bennato, 1977)


Il testo che ho scelto per questo mio scritto settimanale è tratto da una canzone contenuta nell'album di E. Bennato “Burattino senza fili” che, come facilmente si intuisce, rimanda al Pinocchio di Collodi. Libro che, se non l’avete mai letto, vi consiglio caldamente, anche se è tutto tranne che una innocente favola per bambini; anzi è molto cupo e contiene allegorie sulla vita che fanno assai riflettere. 

Adoravo Bennato e in particolare l’album che ho citato. All'epoca ero una quasi adolescente con grandi sogni e aspettative per la mia vita futura. A quell'età non si vede l’ora di diventare grandi, per capire, per sapere. Succede poi che di colpo ti ritrovi non solo grande, ma di più, e sai che la tua vita ha da un pezzo doppiato la metà. 

Nella mia vita, escludendo gli anni della vera e propria infanzia che mi sento di definire in modo assoluto davvero felici (sono stata una bambina fortunata) ho vissuto traversie di tutti i generi: sentimentali, lavorative, drammi famigliari, traumi, perdite, lutti. Ho sempre cercato di far fronte a tutto, con forza, tenacia, fantasia, e a volte anche improvvisazione. Mi sono reinventata la vita, ho fatto nascere la mia attività, attività che ora condivido con Ilaria, coronando il sogno che avevo da piccola di diventare pasticcere. 
Ammetto però che lo stop che, insieme a voi tutti, mi sono ritrovata a vivere in questi mesi (una pandemia, niente di meno!) mi sta mettendo a dura prova. Ormai sono grande, oramai so perché, ormai so quel che devo fare, ma vi assicuro, e sono certa che la stessa sensazione la stiamo provando in tanti, che la voglia di fuggire, mollare tutto, urlare “stavolta non ce la posso fare!!” è davvero tanta. 
Mi è capitato in questi giorni di soffermarmi a pensare su cosa potrei fare di diverso, qualcosa che mi piaccia e che mi permetta di vivere, un nuovo cambio di rotta, cambio di programma. 
So benissimo di cadere nella banalità dicendo che mi piacerebbe scrivere un libro, un libro che mi permetta di diventare ricca e famosa! Ci sono diverse persone che hanno iniziato a scrivere tardi ottenendo un enorme successo, forse potrebbe accadere anche a me! 

Vi confesso che sono un po’ affranta ora, per i danni subiti, le difficoltà, le nostre ragazze che non ci sono e mi mancano, la fatica e i troppi pensieri, l’incertezza del futuro, l’impossibilità di programmare, il sapere che tutte le numerose idee che avevamo in testa ad inizio anno non le possiamo realizzare ora. 
Io e Ilaria, come credo la maggior parte dei piccoli imprenditori come noi, ci sentiamo un po’ abbandonati a noi stessi, dopo tante parole, tante promesse, tanti pomeriggi a leggere decine di mail di aggiornamenti, ora sembra che tutto si sia fermato. Le attività hanno riaperto e ci dobbiamo arrangiare da sole. Quindi capirete il desiderio di poter cambiare, il desiderio di essere ancora ai tempi in cui cantavo a squarciagola “quando sarò grande” e avevo ancora parecchia vita, e tempo per sapere perché. 

La verità però è che il mio lavoro mi piace tanto, e Pasticceria Su Misura è il fiore all'occhiello della mia vita, e i vostri sorrisi quando venite da noi per la colazione, un caffè, un dolce, le risate che salgono al mio laboratorio dalla caffetteria, le chiacchiere, l’amicizia, le soddisfazioni che mi date, sono tutte piccole schegge di un mondo che, anche se sembra impazzito, è sempre il mio mondo e io ci voglio restare, con tutto il cuore. 

E per restare nel mio mondo, vi do pillole di pasticceria! 
La ricetta che ho scelto questa settimana è qualcosa che mi piace moltissimo a partire dal nome: 


LINGUE DI GATTO (Langue de Chat) 
Gr 180 burro pomata 
Gr 180 zucchero 
Gr 180 farina 
Gr 180 albumi (circa 6, a temperatura ambiente) 

Mettete il burro in una terrina e lavoratelo fino a renderlo spumoso; aggiungete lo zucchero e, a più riprese, gli albumi non sbattuti. Quando l’impasto risulta omogeneo e filante aggiungete la farina setacciata continuando a lavorare con la spatola. Se disponete di una piccola planetaria potete avvalervi di questa utilizzando la foglia. 
Con l’aiuto di una sac a poche e di una bocchetta medio/piccola, stendete l’impasto su teglie con carta da forno, formando tanti bastoncini equidistanti. Tenderanno un pochino ad allargarsi. 
Fate cuocere in forno preriscaldato a 200°C per 5-6 minuti. 
Sono pronte quando i bordi sono di un bel color caramello e il centro resta più chiaro. 
Ottime da sole, con la panna montata, con il gelato, con i frutti di bosco… a voi la scelta!

mercoledì 3 giugno 2020

IL MIO FUTURO... UNA CITTA' CHIAMATA LECCO

"Lungo la strada 
Tante facce diventano una 
Che finisci per dimenticare 
O la confondi con la luna 
Ma quando ti fermi 
Convinto che ti si può ricordare 
Hai davanti un altro viaggio 
E una città per cantare..."
(Ron, 1980) 

I miei nonni materni erano milanesi, il mio nonno paterno era milanese mentre la nonna era francese e mio padre era nato in Francia, trasferitosi con la famiglia a Milano durante la guerra. I miei genitori vivevano a Milano e si erano trasferiti in Brianza nel 1960, anno del loro matrimonio, dove mio padre aveva una piccola azienda artigiana che lavorava l’ottone. Mia mamma, che lavora da lui come impiegata, dopo il matrimonio ha continuato a lavorare con il babbo tenendo la contabilità. Mio padre era un uomo d’altri tempi, mia madre invece è stata sempre una donna avanti, era già moderna negli anni 60. All'età di 4 anni mia mamma mi iscrisse, al traino di mia sorella che ha tre anni più di me, al gruppo scout di Cantù. All'epoca esistevano due associazioni: AGI, Associazione Guide Italiane (femmine) e l’ASCI (Associazione Italiana Scout Cattolici italiani, maschi e cattolici). Le due associazioni nel 1974 si fusero dando vita all’AGESCI (Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani). 

Ho dei ricordi bellissimi dei miei primi anni con le “coccinelle”, cosi si chiamavano allora le bambine più piccole. Avevamo la nostra “sede”, luogo di ritrovo del Sabato pomeriggio e base di partenza per le incursioni domenicali, in una mansarda con il pavimento di mattonelle e il soffitto di travi di legno, odore di muffa e di rose. Don Adolfo Asnaghi (1917-2007), il nostro assistente, grande e indimenticato sacerdote ambrosiano, professore, scrittore, filosofo, formatore, ci raccontava ogni Sabato storie meravigliose che ai nostri occhi di bambine parevano magiche. Ho vissuto lo scoutismo, grande esperienza di vita, fino ai 25 anni, passando dalle coccinelle alle guide, poi al noviziato, poi come scolta in clan/fuoco e poi, da grande, come capo reparto e maestra di noviziato. 

Il gruppo di Cantù faceva parte della “zona” di Lecco. Io ricordo con fastidio le noiose riunioni che si tenevano a Lecco. 
Allora Lecco era una città troppo distante dalla nostra realtà, distante per chilometri e anche per mentalità, ed era una città industriale e brutta. Il recupero del lago e del centro storico non erano ancora avvenuti. 

Tenete conto che quello di cui vi parlo risale a più di trent'anni fa ed allora se qualcuno mi avesse detto che un giorno Lecco sarebbe diventata la mia città di elezione, la città della mia attività, del mio lavoro, dei miei sogni, lo avrei preso per pazzo. 
Nel mio futuro l’unica città che poteva avere posto era Milano, patria dei miei studi universitari, della mia prima vita lavorativa nonché città in cui sono nata. Certo avrei amato Parigi, la città più bella del mondo e che ho frequentato molto per motivi di svago e di lavoro. Ma Lecco! Lecco, no dai…. 

E invece mi ritrovo a Lecco, una città che nel corso degli anni ha indubbiamente saputo valorizzare le proprie bellezze, il lungo lago, il centro storico, la passeggiata di Pescarenico e che da quasi otto anni è sede di Pasticceria Su Misura

Non è stato facile, non lo è nemmeno ora, tanto più adesso che faticosamente stiamo cercando di curare le profonde ferite che la pandemia, ancora in corso (inutile illudersi! Non è tutto passato!) ha lasciato. Conquistare la fiducia dei lecchesi, il saper rispondere che la nostra unicità è unica, che Pasticceria Su Misura esiste perché nata da un sogno e che testardamente vuole continuare a sognare e a farvi sognare con dolci che si rifanno solo a loro stessi, all'inventiva del nostro laboratorio e alla nostra capacità di reinventare dolci che esistono da sempre. 

Ci stiamo mettendo anima, cuore, cervello, fatica, impegno, Ilaria ed io, per andare avanti e sappiamo che vi abbiamo dalla nostra parte. E sono certa che mi perdonate quando vi dico che no, non sono di Lecco, e che le strade e gli angoli suggestivi di Lecco li ho conosciuti nei mesi di Marzo e Aprile quando, con la Pasticceria chiusa abbiamo continuato ad esservi vicine con le consegne a domicilio. Servizio che non si è fermato, prosegue anche ora con la Pasticceria aperta (sui nostri profili trovate tutte le informazioni in merito). 

Vi abbraccio forte e vi lascio la consueta ricetta settimanale. Però fatemi sapere come vanno i vostri esperimenti!


SAVOIARDI DI RISO 
Gr 250 zucchero 
Gr 200 albumi (circa 6/7 uova) 
Gr 180 tuorli (circa le uova di cui avete usato gli albumi) 
Gr 50 miele 
Gr 200 farina di riso 
Gr 30 farina di mais fumetto 
Gr 100 fecola 

Mettete i tuorli in una ciotola ampia e frustateli poco con il miele (non dovete montarli). 
Unite gli albumi montati a neve con lo zucchero, mescolando dal basso verso l’alto. 
Unite per ultime le farine setacciate. Con l’aiuto di una sac a poche formate su teglie, con carta da forno, dei bastoncini e spolverizzateli con zucchero a velo. 
Cuocete in forno a 200°C per 8 minuti.

mercoledì 27 maggio 2020

UN EURO, UN EURO PER UN CAFFE'!

“Un cavallo, un cavallo, il mio regno per un cavallo!”

È l’invocazione che Shakespeare mette in bocca al Re Riccardo III che, sconfitto nella battaglia di Bosworth Field, cerca disperatamente un cavallo per sfuggire alla morte (Riccardo III, The Life and Death of King Richard III, Vita e morte di re Riccardo III, ultima di quattro opere teatrali nella tetralogia minore di William Shakespeare sulla storia inglese) 

Concordo con voi che il mio incipit oggi è un po’ avulso dal tema che vorrei toccare, ma confesso che mi piaceva l’assonanza con il titolo che ho dato a questo mio breve scritto per voi. 

Pasticceria Su Misura ha finalmente riaperto, dal 9 maggio solo con servizio asporto e ritiro ordinazioni, e dal 18 maggio con attività un pochino più “fluida”: tavolini all'esterno, ombrellone posizionato cercando di dare ombra alla nuova disposizione dei tavoli che devono restare distanziati di un metro, numero massimo di tre persone che possono entrare in negozio, più la presenze di due operatori, cosa che mi permette di scendere dal mio laboratorio e sostare un attimo in negozio almeno per un saluto, possibilità di bere il caffè al banco (tra noi e voi c’è un metro abbondante). 

Certo, non è questa la piena operatività ma speriamo che le cose, anche se molto lentamente, vadano migliorando. L’assenza delle scuole, lo smart working, il caldo e la voglia di fuga che è un po’ in tutti noi certo sono fattori che non stanno dalla nostra parte, ma noi proseguiamo fiduciose con il nostro approccio di sempre, fatto di cordialità, simpatia, gentilezza, attenzione al cliente. 

Di tutto questo fa parte anche il fatto, e ci tengo a sottolinearlo viste le polemiche che l’hanno fatta da padroni in questi giorni sui social, alla radio e anche sulla carta stampata, che i nostri prezzi sono rimasti invariati, a partire dal caffè
Nel nostro negozio già da inizio anno, quando l’aumento del prezzo della tazzina era in corso, è affisso un cartello con scritto “il nostro caffè costa sempre 1,00 euro”. E continuerà a costare 1,00 euro, nonostante due mesi di chiusura e migliaia di euro di mancati incassi, nonostante le spese sostenute per poter riaprire: colonnina e gel per sanificare le mani, plexiglass per la parte del banco bassa e termometro (già ordinati e in attesa di consegna), guanti e mascherine (grazie a Max Service e Matteo Pet Queen per mascherine che almeno non ci fanno sembrare infermiere), consulenza per il rinnovo documento valutazione rischi per tener conto della nuova realtà emergenziale e parecchi altri. Senza contare la fatica fisica di Ilaria e mia per ripulire da capo a fondo i locali dopo tante settimane chiuse. Nei costi di riapertura posso tranquillamente mettere anche quello che deriva da un afflusso contenuto di persone, dovendo rispettare le regole del distanziamento, che certo non aiutano a far salire gli incassi. 

Nonostante tutto questo noi andiamo avanti fiduciose e speriamo che si torni presto a una vitalità piena, speriamo che le nostre ragazze possano tornare presto (al momento con i limiti imposti e il questo ritmo di lavoro non è purtroppo ancora ipotizzabile) e speriamo quindi di poter tornare anche ai nostri consueti orari e apertura 7 giorni su 7. 

Per ora continuiamo a sperimentare, portando l’orario di apertura dalle 7.30 alle 14.00 sempre dal Lunedì al Sabato. 
Vi ricordo che resta sempre attivo il servizio di CONSEGNE A DOMICILIO

E a voi una ricettina facile facile! 



PASTA FROLLA RISO MAIS 
Gr 225 burro 
Gr 190 zucchero 
Gr 140 tuorlo (circa il rosso di 7 uova) 
Gr 4 polvere lievintante 
Gr 250 farina di riso 
Gr 175 farina di mais 

Il procedimento è identico a quello della frolla classica (andate a vedere la ricetta della torta pere  e cioccolato e trovate la dose per la frolla e le modalità da seguire). 
Una frolla, questa, buona e gustosa, senza farina di frumento, da utilizzare per biscotti o fondi per torte. 
Buon lavoro

mercoledì 20 maggio 2020

LA VITA NUOVA... CONTINUA

“Coraggio lasciare tutto indietro e andare 
Partire per ricominciare 
Che non c'è niente di più vero di un miraggio 
E per quanta strada ancora c'è da fare 
Amerai il finale” 
(Cesare Cremonini, 2015) 

Diciamoci la verità, non è stato facile! Dopo l’entusiasmo per la festa della mamma, abbiamo vissuto giornate un pochino “sospese”. Le modalità di accesso alla nostra Pasticceria, uno alla volta, con mascherina, con le mani sanificate dall'apposito gel posto all'ingresso, e il tempo piovoso non ci hanno molto aiutato. Dover conciliare una proposta di dolci sufficientemente ampia con la contemporanea necessità di non buttare via (troppo) è stato un equilibrismo da veri funamboli. 

È però necessario partire per ricominciare, come cantava Cesare Cremonini, e quindi noi, che partire siamo partite e pronte a ricominciare lo siamo sempre, anche per i prossimi giorni vi aspetteremo per le vostre colazioni e i vostri acquisti finalmente di nuovo seduti nella nostra bella corte (il meteo speriamo sia favorevole!) o in negozio con tutte le precauzioni necessarie. Abbiamo ampliato gli orari, dalle 7.30 alle 12.30, dal lunedì al sabato. Vero, abbiamo sacrificato la domenica, ma come sapete in questa fase stiamo lavorando solo Ilaria ed io: possiamo comunque preparare le vostre ordinazioni al sabato assicurandovi un ottimo prodotto. 

Inoltre le nostre CONSEGNE SU MISURA non si fermano! Porteremo i nostri dolci ancora nelle vostre case con le modalità che certamente avrete già visto pubblicate sui nostri profili social ma che volentieri vi ricordo: 

- Minimo d’ordine 25,00 euro 
- Consegna dalle 13.00 alle 16.00 
- Preavviso 2 giorni 
- Contributo consegna su Lecco pari a 3 euro 
- Contributo consegna fuori Lecco pari a 5 euro (località servite: Malgrate, Valmadrera, Civate, Annone, Bosisio Parini, Merone, Calolziocorte, Vercurago, Pescate, Garlate, Valgreghentino, Mandello, Abbadia Lariana, Lierna) 

Il futuro è incerto per noi tutti, le incognite e le paure tante, i rischi non ancora del tutto passati. Vi chiediamo di avere un pochino di pazienza, di essere scrupolosi nell'uso delle vostre mascherine e dei presidi che vi mettiamo a disposizione e anche se, con molta probabilità, tutto sarà diverso rispetto al passato saprete che noi ci saremo, con i nostri prodotti, il nostro affetto e il sorriso dei nostri sguardi. 

Et voilà! La ricetta della settimana: 


CREMA AL LIMONE 

Gr 100 burro 
Gr 75 zucchero semolato
N. 1 limone naturale (buccia non trattata) 
N. 1 uovo + 1 tuorlo (tot. 75 gr) 

Sciogliete in un pentolino il burro, lo zucchero, il succo e la parte gialla della buccia del limone. 
In un altro pentolino mettete uovo e tuorlo leggermente sbattuti. 
Quando il burro è sciolto, filtrate il tutto e rovesciatelo sulle uova mescolando con una frusta e cuocendo a fuoco basso finché addensa. Ponete la crema in frigo a raffreddare coperta con pellicola a contatto. 
Utilizzate per farciture di torte a base frolla o pan di spagna, ad esempio insieme anche alle mandorle come nella foto della nostra torta.

martedì 12 maggio 2020

LA VITA NUOVA

“Quando non può più lottare contro il vento e il mare per seguire la sua rotta, il veliero ha due possibilità: l’andatura di cappa (il fiocco a collo e la barra sottovento) che lo fa andare alla deriva, e la fuga davanti alla tempesta con il mare in poppa e un minimo di tela. 
La fuga è spesso, quando si è lontani dalla costa, il solo modo di salvare barca ed equipaggio. E in più permette di scoprire rive sconosciute che spuntano all'orizzonte delle acque tornate calme. Rive sconosciute che saranno per sempre ignorate da coloro che hanno l’illusoria fortuna di poter seguire la rotta dei carghi e delle petroliere, la rotta senza imprevisti imposta dalle compagnie di navigazione.” 
(Henri Laborit, Elogio della fuga, 1976) 

Mia sorella mi scrisse queste parole in un biglietto di auguri per il mio compleanno diversi anni fa. Anni in cui la mia vita si trovava in tempesta.. In verità la mia vita è da sempre un susseguirsi di tempeste e l’inquietudine resta un tratto di fondo del mio modo di essere. E mi rendo conto che ho sempre optato per la fuga in avanti, evitando di andare alla deriva, e accettando la sfida che tale scelta sempre comunque comporta. 

Dopo due mesi di Pasticceria chiusa, abbiamo finalmente riaperto solo per l’ attività di asporto con le modalità che ci sono state consentite, dopo un duro lavoro di rimessa a punto dei locali e l’acquisto dei presidi necessari. 

La coincidenza con la Festa della Mamma ci ha infuso grandi speranze: è una festa sempre molto sentita e che comporta un buon carico di lavoro extra, e quest’anno pur nella sua specificità la tradizione non è stata smentita. 
È stata una grande gioia rivedervi, rivedere i vostri occhi sorridenti, sapere che ci siete e che ci aiuterete sempre. Ma è stato anche difficile dover rinunciare alle nostre solite chiacchiere, alle battute, agli abbracci. 

Terminato il lavoro in negozio, ho effettuato le consegne a domicilio che mi erano state prenotate per tempo e sono tornata a casa. Mi è difficile spiegare i sentimenti che al termine della giornata animavano il mio cuore: un senso di grande stanchezza unita alla sensazione che però “ce l’avevamo fatta!”, l’emozione per aver riacceso le luci e riaperto la porta in negozio mescolata alla paura di un futuro che ci è del tutto sconosciuto. 
Ho proprio pensato che questa è la terza volta che “riparto” con la mia seconda vita (la prima era la mia vita prima della pasticceria!). 
Il 22 febbraio 2009 è nata Pasticceria Su Misura, allora a Sirone; il 15 dicembre 2012, con e grazie a Ilaria, Pasticceria Su Misura è rinata a Lecco; il 9 maggio 2020 ripartiamo di nuovo, Ilaria ed io: Ilaria tenace, ottimista, innovativa, vulcano di idee, social; io ansiosa, un po’ pessimista, creativa con cautela, attenta ai numeri e con un grande amore per i dolci che credo, a questo punto, siano l’unica cosa che mi riesce bene di fare. 

Una nuova partenza, una nuova fuga in avanti davanti alla tempesta alla ricerca di rive sconosciute che appariranno ai nostri occhi quando le acque saranno tornate calme. 

È difficile ricreare un futuro, ma ce la metteremo tutta e lo faremo senza mai tradire la natura del nostro modo di lavorare: passione, amore, correttezza, onestà, ricerca dell’eccellenza, e mai compromessi per tentare di ampliare il nostro margine a scapito della qualità. 
Voi, i nostri clienti e amici, siete ciò che di più prezioso abbiamo, teniamo molto a voi e continueremo a coccolarvi come abbiamo sempre fatto e anche nei nuovi modi che "la fuga davanti alla tempesta" ci suggerirà. 

Seguiteci sempre nella nostra navigazione, sarete passeggeri felici. 

Vi lascio, come ormai è consuetudine, una nostra golosa ricetta, che molti di voi conoscono benissimo! 


BISCOTTI UNGHERESI 
Gr 250 farina 
Gr 100 farina di mandorle 
Gr 200 burro pomata 
Gr 80 zucchero 
Gr 40 tuorlo (circa 2 uova) 

Impastate il burro (“pomata”, deve essere morbido quindi ricordatevi di toglierlo dal frigo un po’ di tempo prima), zucchero e farina di mandorle. Incorporate poco alla volta i tuorli e per ultima la farina. Ricordatevi di lavorare l’impasto solo il tempo necessario a formare una palla. Avvolgete in pellicola e lasciate in frigo a raffreddare un’oretta. 

Stendete l’impasto con un mattarello all'altezza di mezzo centimetro, dividetelo in tanti pezzettini uguali (noi in laboratorio utilizziamo un coppa biscotti tondo del diametro di 3 cm), e dategli la forma a ferro di cavallo (fate di ogni pezzettino una cilindretto lungo e piegatelo a ferro di cavallo). Fate cuocere a 170°C per 15 minuti (state attenti alla cottura, devono restare abbastanza chiari). Una volta cotti intingete le punte in cioccolato fondete.